Il morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l'Alzheimer e colpisce circa 200.000 persone in Francia. È caratterizzata dalla degenerazione selettiva dei neuroni dopaminergici della sostanza nera del mesencefalo e dall’accumulo di corpi di Lewy (aggregati di alfa-sinucleina) nei neuroni. La perdita di dopamina determina i sintomi motori cardinali: tremore a riposo, rigidità, bradicinesia (lentezza dei movimenti) e instabilità posturale. La diagnosi e la gestione della malattia sono di esclusiva competenza del neurologo specializzato: nessun prodotto da parafarmacia cura né previene il morbo di Parkinson.
I segni prodromici del Parkinson possono precedere i sintomi motori di 10-20 anni:
L’asse intestino-cervello è al centro delle attuali ricerche sul Parkinson. L’ipotesi di Braak suggerisce che l’alfa-sinucleina patologica abbia origine nel sistema nervoso enterico o nel bulbo olfattivo, per poi progredire in modo retrogrado verso la sostanza nera. Il transito intestinale alterato è un segno precursore documentato: secondo studi epidemiologici, la stitichezza cronica aumenta il rischio di Parkinson da 2 a 4 volte. La flora intestinale dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson presenta alterazioni caratteristiche rispetto a quella dei soggetti sani, con una riduzione dei batteri produttori di butirrato e un aumento dei patogeni pro-infiammatori. Ricerche preliminari stanno esplorando l’impatto dei probiotici sull’infiammazione intestinale e sistemica in questo contesto, senza risultati conclusivi in questa fase.
Lo stress ossidativo mitocondriale è un meccanismo centrale della degenerazione dei neuroni dopaminergici nel morbo di Parkinson. Due principi attivi antiossidanti sono oggetto di ricerca attiva:
Questi integratori non costituiscono trattamenti per il morbo di Parkinson e devono essere discussi con il neurologo curante prima di qualsiasi utilizzo.
Studi epidemiologici e preclinici suggeriscono che gli omega-3 DHA potrebbero avere un ruolo neuroprotettivo nel morbo di Parkinson. Il DHA è un costituente fondamentale delle membrane dei neuroni dopaminergici e potrebbe ridurre la neuroinfiammazione attraverso la produzione di resolvine e proteine. Gli studi sugli animali sono promettenti, ma i dati clinici sull’uomo rimangono limitati. Dal punto di vista nutrizionale pratico, la levodopa (terapia di riferimento) entra in competizione con le proteine alimentari per il suo assorbimento intestinale: i pazienti in terapia con levodopa dovrebbero idealmente assumerla lontano dai pasti ricchi di proteine, d’accordo con il proprio neurologo. La stitichezza, frequente durante la terapia dopaminergica, richiede particolare attenzione all’idratazione, alle fibre alimentari e all’attività fisica.
I disturbi del sonno colpiscono dal 60 al 90% dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson e sono tra i sintomi non motori più invalidanti. Essi comprendono il disturbo comportamentale del sonno REM (il più specifico), l’insonnia, l’eccessiva sonnolenza diurna, la sindrome delle gambe senza riposo e l’apnea notturna. Un sonno di scarsa qualità aggrava i sintomi motori, l’affaticamento, la depressione e i disturbi cognitivi. La melatonina può essere presa in considerazione per migliorare la qualità del sonno, previa consultazione medica a causa delle potenziali interazioni con i farmaci antiparkinsoniani. Qualsiasi modifica del trattamento o aggiunta di integratori deve essere approvata dal neurologo curante.