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Massa grassa: percentuale ideale, rischi viscerali e attivi

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Che cos'è la massa grassa e qual è il suo ruolo?

La massa grassa indica la frazione di tessuto adiposo presente nella composizione corporea. Svolge funzioni fisiologiche indispensabili: accumulo di energia, isolamento termico, protezione meccanica degli organi e regolazione ormonale. Le cellule adipose (adipociti) producono in particolare la leptina, un ormone che regola l’appetito e il dispendio energetico. Una massa grassa insufficiente altera la produzione degli ormoni sessuali e compromette la fertilità; un eccesso, in particolare a livello addominale, favorisce l’infiammazione cronica, l’insulino-resistenza e aumenta il rischio cardiovascolare. L’obiettivo non è quindi quello di eliminarla, ma di mantenerla entro un intervallo adeguato al proprio profilo.

Qual è la percentuale ideale di massa grassa?

I valori di riferimento variano a seconda del sesso, dell’età e del livello di attività fisica. A titolo indicativo:

  • Uomini: tra il 10% e il 20% per una composizione corporea sana; tra il 2% e il 5% per il cosiddetto grasso essenziale (cervello, midollo osseo, membrane cellulari).
  • Donne: tra il 18% e il 28% complessivamente; tra il 10% e il 13% per il grasso essenziale, più elevato a causa delle esigenze legate alla riproduzione.

Il grasso viscerale, localizzato intorno agli organi addominali, è più dannoso del grasso sottocutaneo e costituisce un indicatore di rischio metabolico più affidabile rispetto al solo indice di massa corporea (IMC). Un addome piatto riflette spesso una riduzione di questo grasso profondo.

Come misurare efficacemente la massa grassa?

Esistono diversi metodi per valutare la composizione corporea:

  • L’impedancemetria (bilance a impedenza bioelettrica): rapida e accessibile, stima la massa grassa misurando la resistenza elettrica dei tessuti. La sua precisione rimane tuttavia influenzata dall’idratazione.
  • La calipometria: misurazione delle pliche cutanee con l’ausilio di un compasso, utile nel monitoraggio sportivo ma dipendente dall’operatore.
  • La DEXA (assorbziometria a doppia energia): metodo di riferimento, distingue con grande precisione tra massa grassa, massa magra e densità ossea.

Come ridurre la massa grassa senza perdere massa muscolare?

La strategia più efficace combina un leggero deficit energetico, un apporto proteico sufficiente e un’attività fisica mista. Le proteine magre (pollame, uova, legumi) preservano la massa muscolare durante la perdita di grasso, il che è fondamentale per mantenere il dispendio energetico a riposo. Abbinare l’allenamento cardiovascolare all’allenamento con i pesi ottimizza la lipolisi evitando al contempo la perdita di massa muscolare. Principi attivi vegetali come il tè verde, noto per le sue proprietà termogeniche, possono favorire il dispendio energetico. Un drenaggio mirato aiuta parallelamente a ridurre la ritenzione idrica, spesso confusa con l’eccesso di grasso.

Qual è il legame tra massa grassa e glicemia?

Il grasso viscerale è strettamente associato alla resistenza all’insulina: gli acidi grassi rilasciati da questo tessuto alterano la segnalazione insulinica epatica, favorendo un aumento della glicemia a digiuno e, a lungo termine, un rischio di diabete di tipo 2. Stabilizzare la glicemia — attraverso un’alimentazione a basso indice glicemico, ricca di fibre e proteine — contribuisce a limitare l’accumulo di grasso viscerale e a ridurre l’infiammazione sistemica ad esso associata.

Quali errori evitare nella gestione della massa grassa?

Alcuni approcci diffusi sono controproducenti:

  • La restrizione calorica severa: comporta una perdita di massa muscolare e un rallentamento del metabolismo che complica il raggiungimento di risultati a lungo termine.
  • Trascurare le proteine: il loro apporto è indispensabile per preservare la massa magra durante qualsiasi percorso di riduzione del grasso.
  • Concentrarsi esclusivamente sulla cellulite superficiale ignorando il grasso viscerale, che ha un impatto maggiore sulla salute metabolica e cardiovascolare.
  • Sottovalutare il ruolo del sonno: una carenza di riposo aumenta il cortisolo, un ormone che favorisce l’accumulo di grasso addominale.