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Insufficienza renale – Guida dettagliata

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Che cos'è l'insufficienza renale?

L'insufficienza renale indica una diminuzione della capacità dei reni di filtrare il sangue e di svolgere le loro molteplici funzioni fisiologiche. Secondo l'HAS e la Società Francese di Nefrologia, si presenta in due grandi forme cliniche distinte per il loro decorso.

L'insufficienza renale acuta (IRA) corrisponde a un'alterazione improvvisa (da poche ore a qualche giorno) della funzione renale, spesso reversibile se la causa viene rapidamente identificata e trattata.L’insufficienza renale cronica (IRC) è definita da un’alterazione progressiva e persistente (oltre tre mesi) della velocità di filtrazione glomerulare (VFG), che evolve in fasi di gravità crescente. Le funzioni renali essenziali includono: la filtrazione dei prodotti di scarto azotati (urea, creatinina), la regolazione del volume idrico, il mantenimento dell’equilibrio elettrolitico (sodio, potassio, calcio, fosforo), la regolazione dell’equilibrio acido-basico, la produzione di eritropoietina (che stimola la formazione dei globuli rossi) e l’attivazione della vitamina D. L’alterazione di queste funzioni spiega la varietà delle manifestazioni cliniche riscontrate in questa complessa patologia.

Quali sono le cause principali?

L’insufficienza renale cronica presenta diverse cause principali identificate dalle linee guida nazionali e internazionali di nefrologia. La loro conoscenza orienta la prevenzione e il trattamento.

Il diabete (di tipo 1 e soprattutto di tipo 2) costituisce la prima causa di insufficienza renale cronica terminale in Francia e nella maggior parte dei paesi sviluppati. La nefropatia diabetica spesso progredisce in modo asintomatico per diversi anni prima di essere diagnosticata.L’ipertensione arteriosa rappresenta la seconda causa: l’ipertensione cronica danneggia progressivamente i vasi renali e accelera la perdita di funzionalità. Le glomerulonefriti e altre nefriti croniche (lesioni delle strutture di filtrazione) sono la terza causa principale. Le malattie renali policistiche rappresentano una causa genetica frequente. Le ostruzioni croniche delle vie urinarie (calcoli ricorrenti, litiasi renale, ipertrofia prostatica avanzata, tumori urologici) possono portare a insufficienza renale a causa delle ripercussioni sul parenchima. Anche alcuni farmaci nefrotossici in uso prolungato (FANS, litio, ciclosporina, alcuni antitumorali) figurano tra le cause identificabili.

Come si diagnostica l’insufficienza renale?

La diagnosi di insufficienza renale si basa su un approccio strutturato che combina esami di laboratorio, diagnostica per immagini e, talvolta, istologia. Spetta al medico di base in prima linea e al nefrologo per la conferma e la gestione.

Il quadro ematologico iniziale comprende: creatinina sierica con calcolo della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) secondo la formula CKD-EPI, esame fondamentale per la diagnosi; urea sierica; elettrolitemi (in particolare potassiemia e bicarbonatemia per individuare un’acidosi metabolica); emocromo (per individuare un’eventuale anemia associata).L’analisi delle urine comprende una striscia reattiva, un esame delle urine complete (ECBU) in caso di sospetta infezione, un’analisi della proteinuria su campione con rapporto proteinuria/creatinina urinaria o raccolta delle 24 ore, alla ricerca di proteinuria o microalbuminuria (marcatore precoce della nefropatia diabetica).L’ecografia renale e vescicale valuta le dimensioni dei reni, la differenziazione cortico-midollare e ricerca un’ostruzione o una dilatazione delle cavità. A seconda dei casi: TAC addominale senza mezzo di contrasto, risonanza magnetica, ecografia Doppler delle arterie renali. La biopsia renale, eseguita in un centro specializzato sotto guida ecografica, può essere necessaria per chiarire la causa istologica e orientare il trattamento.

Quali sono i sintomi?

L’insufficienza renale cronica rimane a lungo asintomatica, il che spiega la sua diagnosi spesso tardiva. I sintomi compaiono generalmente negli stadi avanzati.

Le manifestazioni cliniche più frequenti includono: affaticamento e debolezza generalizzata legati all’anemia e all’accumulo di tossine uremiche; edemi (gonfiore alle caviglie, ai piedi, talvolta al viso e alle palpebre) indicativi di ritenzione idrosodica; alterazioni della diuresi (oliguria, talvolta inizialmente poliuria) e dell’aspetto delle urine; nausea, vomito, perdita di appetito nelle forme avanzate; disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, rallentamento delle funzioni cognitive; prurito cutaneo diffuso legato ai depositi di urea e agli squilibri fosfocalcici; dispnea dovuta a sovraccarico idrico o ad acidosi; crampi muscolari e sindrome delle gambe senza riposo. Nelle forme molto avanzate (uremia), possono manifestarsi disturbi neurologici (sonnolenza, confusione), versamenti (pericardite uremica) ed emorragie gastrointestinali. Qualsiasi sintomo indicativo, in particolare in soggetti a rischio (diabetici, ipertesi, anziani), giustifica una rapida consultazione medica. La gamma dedicata al benessere urinario può accompagnare alcuni sintomi a integrazione della terapia medica.

Quali opzioni terapeutiche esistono?

Il trattamento dell’insufficienza renale dipende dallo stadio, dall’eziologia e dal contesto generale. La gestione è necessariamente multidisciplinare e coordinata da un nefrologo.

Il trattamento eziologico è prioritario: rigoroso controllo del diabete e della pressione arteriosa, trattamento delle nefropatie infiammatorie o autoimmuni, rimozione di eventuali ostacoli urologici. I trattamenti nefroprotettivi sono al centro della gestione: inibitori del sistema renina-angiotensina (ACE o ARA2) che riducono la pressione intraglomerulare e la proteinuria; inibitori SGLT2 (dapagliflozina, empagliflozina), che hanno dimostrato un significativo beneficio renale in diversi studi recenti; antagonisti dei recettori dei mineralcorticoidi non steroidei (finerenone) in alcuni pazienti diabetici. I trattamenti sintomatici comprendono: correzione dell’anemia (eritropoietina ricombinante, ferro), equilibrio fosfocalcico (chelanti del fosforo, derivati attivi della vitamina D), correzione dell’acidosi metabolica. Nello stadio terminale, diventano necessarie terapie sostitutive: emodialisi (in centro o a domicilio), dialisi peritoneale domiciliare o trapianto renale (da donatore vivente o deceduto). L’automedicazione, in particolare con i FANS, deve essere rigorosamente evitata e discussa con il nefrologo.

Come prevenire l’insufficienza renale?

La prevenzione dell’insufficienza renale si basa principalmente sul controllo dei fattori di rischio modificabili. Diverse misure semplici hanno dimostrato la loro efficacia, in particolare nei soggetti a rischio.

Il rigoroso controllo del diabete attraverso il monitoraggio della glicemia, l’aderenza alla terapia e lo screening annuale della microalbuminuria. Il controllo rigoroso della pressione arteriosa (obiettivo generalmente inferiore a 130/80 mmHg nei soggetti a rischio renale) attraverso un monitoraggio regolare e un trattamento adeguato.Un'alimentazione equilibrata con restrizione di sodio (meno di 6 g di sale al giorno), moderazione nel consumo di proteine animali e limitazione degli alimenti ultra-trasformati.Un'adeguata idratazione (da 1,5 a 2 litri di acqua al giorno per un adulto senza controindicazioni) che sostiene le funzioni renali.L'eliminazione dei farmaci nefrotossici assunti per automedicazione, in particolare i FANS a lungo termine; qualsiasi trattamento cronico deve essere discusso con il medico. Il mantenimento di un peso corporeo sano e la limitazione del consumo di alcol.La cessazione del fumo, fattore di aggravamento delle nefropatie e fattore di rischio cardiovascolare associato. Screening regolare nei soggetti a rischio (diabetici, ipertesi, con anamnesi familiare, di età superiore ai 60 anni, esposti a sostanze nefrotossiche): creatinina sierica e albuminuria almeno una volta all’anno secondo le raccomandazioni dell’HAS.

Qual è il legame con le malattie cardiovascolari?

L’insufficienza renale cronica e le malattie cardiovascolari sono strettamente correlate in un sistema di interazioni complesse denominato “sindrome cardio-renale”. Questa relazione bidirezionale determina la gestione globale del paziente.

I pazienti affetti da insufficienza renale cronica presentano un rischio cardiovascolare significativamente maggiore rispetto alla popolazione generale, in tutte le fasi della malattia. Diversi meccanismi spiegano questo rischio maggiore. La ritenzione idrosodica e l’alterazione del sistema renina-angiotensina favoriscono l’ipertensione.L’accumulo di tossine uremiche e i disturbi minerali e ossei (iperfosfatemia, iperparatiroidismo secondario) accelerano le calcificazioni vascolari e l’aterosclerosi.L’anemia, frequente, aumenta il carico cardiaco.L’infiammazione cronica di basso grado e lo stress ossidativo contribuiscono al deterioramento vascolare. La mortalità cardiovascolare è aumentata nei pazienti con insufficienza renale, in particolare in dialisi. La prevenzione cardiovascolare è quindi parte integrante della gestione nefrologica: controllo della pressione arteriosa, del diabete, del colesterolo LDL, smettere di fumare, attività fisica adeguata e, talvolta, terapia antiaggregante piastrinica in base alla valutazione medica.

In che modo l’alimentazione influenza la malattia?

L’alimentazione riveste un ruolo centrale nella gestione dell’insufficienza renale. Le raccomandazioni dietetiche variano a seconda dello stadio della malattia e devono essere personalizzate con l’aiuto di un dietista specializzato in nefrologia.

Diversi principi guidano l'adeguamento alimentare. Restrizione di sodio (meno di 6 g di sale al giorno, o anche meno) per controllare la pressione arteriosa e limitare la ritenzione idrica. Adeguamento dell’apporto proteico in base allo stadio: restrizione moderata (da 0,6 a 0,8 g/kg/giorno) nell’insufficienza renale da moderata a grave, evitando la denutrizione. Apporto energetico sufficiente per prevenire il catabolismo muscolare. Monitoraggio dell’apporto di potassio negli stadi avanzati: limitare la frutta secca, le banane, il cioccolato, alcune verdure (spinaci, bietole, patate) e i legumi secchi in base agli esami del sangue. Adeguamento dell’apporto di fosforo: limitare i latticini, i salumi e le bevande gassate ricche di fosfati. Idratazione adeguata alla diuresi, né troppo restrittiva né eccessiva. Limitazione degli alimenti ultra-trasformati e degli zuccheri aggiunti. In dialisi, l’apporto proteico deve invece essere aumentato (da 1,1 a 1,2 g/kg/giorno) per compensare le perdite. La consulenza dietetica specialistica è fondamentale per personalizzare la dieta.

Quali progressi recenti nel trattamento?

La nefrologia ha registrato progressi significativi negli ultimi anni. Diverse innovazioni stanno gradualmente trasformando la gestione della malattia e migliorando le prospettive per i pazienti.

Gli inibitori SGLT2 (dapagliflozina, empagliflozina) hanno segnato una svolta importante: sviluppati inizialmente per il diabete, hanno dimostrato un significativo beneficio renale e cardiovascolare in diverse nefropatie, anche in pazienti non diabetici con proteinuria. Gli antagonisti non steroidei dei recettori dei mineralcorticoidi (finerenone) offrono una nuova opzione terapeutica per alcuni pazienti diabetici. Le terapie biologiche mirate nelle glomerulonefriti autoimmuni (rituximab, belimumab) migliorano la prognosi. Le tecniche di dialisi si stanno evolvendo: nuove macchine più efficienti, dialisi peritoneale automatizzata a domicilio, emodialisi a domicilio in alcuni centri. Il trapianto renale beneficia dei progressi nell’immunosoppressione, delle tecniche di desensibilizzazione per i pazienti iperimmunizzati e dei programmi di scambio di donatori. La ricerca sugli organi bioartificiali, sulle terapie cellulari e sullo xenotrapianto apre prospettive a più lungo termine. I protocolli terapeutici sono definiti nelle linee guida regolarmente aggiornate dalle società scientifiche (Società Francese di Nefrologia, KDIGO).

Quali sono le complicanze mediche associate?

L’insufficienza renale cronica può generare diverse complicanze mediche man mano che la malattia progredisce. La loro individuazione regolare e la gestione precoce migliorano significativamente la qualità della vita e la prognosi.

L’anemia deriva da un’insufficiente produzionedi eritropoietina da parte dei reni compromessi e comporta affaticamento, dispnea da sforzo e alterazione della qualità della vita. Il suo trattamento si basa sull’eritropoietina ricombinante e sulla supplementazione di ferro. I disturbi minerali e ossei della malattia renale cronica (DMO-MRC) comprendono iperfosfatemia, ipocalcemia, deficit di vitamina D attiva, iperparatiroidismo secondario, osteodistrofia e calcificazioni vascolari. La ritenzione idrosodica provoca edemi periferici, ipertensione e persino edema polmonare acuto.L’acidosi metabolica può accentuare il catabolismo muscolare e il decorso della malattia. I disturbi cardiovascolari sono numerosi: ipertensione, ipertrofia ventricolare sinistra, pericardite uremica negli stadi avanzati. La malnutrizione proteico-energetica è frequente, in particolare in dialisi, e deve essere prevenuta. Le infezioni sono più frequenti a causa di una certa immunodepressione. Il follow-up multidisciplinare (nefrologo, medico di base, dietista, talvolta cardiologo, endocrinologo) consente una gestione completa.

Quali sono i segnali di allarme da non ignorare?

Diversi segni clinici devono destare preoccupazione e indurre a una rapida consultazione medica. Riconoscere questi segnali di allarme consente una gestione precoce e migliora le possibilità di preservare la funzione renale.

I segnali di allarme da non ignorare comprendono: una notevole diminuzione della quantità di urina (oliguria persistente) o un’alterazione improvvisa della diuresi; urina torbida, schiumosa, scura o sanguinolenta; edemi alle caviglie, alle gambe o alle palpebre, in particolare al mattino; stanchezza inspiegabile e affanno da sforzo o a riposo; nausea e perdita di appetito persistenti; prurito cutaneo diffuso senza evidente causa dermatologica; crampi muscolari ricorrenti, sindrome delle gambe senza riposo; disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione inspiegabili; ipertensione arteriosa di nuova insorgenza o difficile da tenere sotto controllo. Nei soggetti a rischio (diabetici, ipertesi, con anamnesi familiare, di età superiore ai 60 anni, soggetti esposti a sostanze nefrotossiche), secondo l’HAS è raccomandato uno screening annuale mediante dosaggio della creatinina sierica e dell’albuminuria, anche in assenza di sintomi. Qualsiasi dolore lombare intenso, febbre o disturbo urinario acuto deve portare a una rapida consultazione medica, se del caso anche in regime di urgenza a seconda del contesto.