La depigmentazione indica una perdita localizzata di melanina che porta alla comparsa di zone cutanee più chiare rispetto al colorito circostante. Questo fenomeno comprende situazioni molto diverse: una depigmentazione che segue la cicatrizzazione di una lesione cutanea o di una riacutizzazione della psoriasi, una depigmentazione di origine autoimmune come il vitiligine, oppure una depigmentazione volontaria ottenuta mediante l’applicazione di prodotti schiarenti, una pratica che comporta gravi rischi per la salute di cui è importante essere a conoscenza.
La depigmentazione può verificarsi dopo la cicatrizzazione di un'ustione, di una ferita profonda o di una riacutizzazionedell’eczema: i melanociti dell’area lesa possono produrre, in modo temporaneo o permanente, una quantità minore di melanina una volta che l’infiammazione si è risolta. Anche un trattamento cosmetico troppo aggressivo (peeling profondo, laser mal dosato) può danneggiare i melanociti e lasciare una zona più chiara, a volte in modo permanente.
La reversibilità dipende dalla profondità del danno ai melanociti: una depigmentazione superficiale e recente ha maggiori possibilità di attenuarsi progressivamente nel corso di diversi mesi, mentre un danno profondo o di vecchia data rende più difficile la ripresa della produzione locale di melanina. Anche la cicatrice sottostante gioca un ruolo importante: un tessuto cicatriziale denso limita la ricolonizzazione da parte dei melanociti funzionali.
La depigmentazione volontaria, o schiarimento cutaneo intenzionale, si basa talvolta sull’uso prolungato e non controllato di prodotti contenenti corticosteroidi potenti, idrochinone ad alta concentrazione o sali di mercurio, sostanze la cui vendita libera è rigorosamente regolamentata o addirittura vietata in Francia a causa dei loro gravi effetti indesiderati: atrofia cutanea irreversibile, smagliature, iperpigmentazione paradossale (ocronosi esogena), indebolimento della barriera cutanea che talvolta richiede trattamenti riparatori a base diallantoina e assorbimento sistemico che può interessare altri organi. Queste pratiche comportano rischi sproporzionati rispetto al beneficio estetico ricercato e non devono mai essere intraprese senza supervisione medica.
Una pelle che ha subito una depigmentazione, qualunque ne sia l’origine, rimane spesso più fragile e necessita di trattamenti lenitivi e non aggressivi. La centella asiatica è tradizionalmente utilizzata per favorire il benessere cutaneo delle zone fragilizzate, in aggiunta a una routine delicata che eviti l’applicazione di qualsiasi nuovo agente irritante sulla zona interessata.
Si raccomanda una visita dermatologica in presenza di qualsiasi depigmentazione che si estenda, che compaia senza una causa identificata o che colpisca una superficie significativa del corpo, al fine di determinarne l’origine precisa e valutare le opzioni terapeutiche disponibili. Poiché le zone depigmentate sono particolarmente vulnerabili ai raggi UV in assenza della melanina protettiva, è indispensabile applicare una protezione solare ad alto fattore, sia d’estate che d’inverno.