Perinappetenza si intende l'assenza o la significativa riduzione del desiderio di mangiare, senza che ciò comporti necessariamente una repulsione attiva nei confronti del cibo. Si differenzia dall’anoressia mentale (disturbo del comportamento alimentare con distorsione dell’immagine corporea) e dalla semplice mancanza di appetito in quanto può essere più sottile — un’indifferenza nei confronti del cibo piuttosto che un disgusto attivo. Si manifesta attraverso tre dimensioni:
Una perdita di appetito persistente per più di 2 settimane o accompagnata da una perdita di peso indesiderata richiede una visita medica.
Numerosi farmaci di uso comune provocano la perdita di appetito come effetto collaterale:
La perdita di appetito è frequente nei bambini piccoli (da 2 a 6 anni) e spesso benigna (neofobia alimentare). Le cause patologiche da escludere:
I probiotici (Lactobacillus rhamnosus GG, Bifidobacterium lactis) riducono la frequenza delle infezioni digestive nei bambini, contribuendo indirettamente a un appetito regolare.
La perdita di appetito nel primo trimestre colpisce dal 70 all’80% delle donne in gravidanza ed è legata all’aumento dei livelli di beta-hCG e di estrogeni. La vitamina B9 (acido folico, 400 µg/giorno) è fondamentale in questo periodo per prevenire le anomalie del tubo neurale: la perdita di appetito può comprometterne l’apporto e giustifica una supplementazione sistematica. Lo zenzero (gingeroli, shogaoli — da 250 a 500 mg di estratto standardizzato) è l’antiemetico naturale meglio documentato durante la gravidanza e può migliorare l’appetito riducendo la nausea, senza rischi documentati alle dosi terapeutiche.
Due carenze frequenti in caso di sovraccarico di lavoro:
La genziana (Gentiana lutea) stimola i recettori TAS2R dell’amaro nella mucosa gastrica, innescando in modo riflessivo la secrezione dei succhi digestivi (HCl, pepsina, bile) e creando una “fame meccanica”. Assunta da 15 a 30 minuti prima dei pasti (tintura madre da 10 a 30 gocce, oppure estratto secco da 300 a 500 mg), è la pianta oressigena di riferimento nella fitoterapia europea. Controindicata in caso di ulcera gastroduodenale attiva. Il supporto alla digestione fornito dal carciofo e dal cardo mariano completa l’azione della genziana favorendo la secrezione biliare e riducendo la pesantezza postprandiale che scoraggia dall’assumere cibo.